Laura Pausini, gli hater non perdonano: l’inno a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi e la polemica che dice molto di noi

Un onore mondiale, un palco solenne come San Siro, l’Inno di Mameli davanti al Presidente della Repubblica e agli occhi del mondo. Eppure, anche stavolta, a fare rumore non è stata solo la musica.

I commenti sotto l’ultimo post Instagram di Laura Pausini sono stati disattivati. Impossibile dire la propria, nel bene o nel male, sotto il contenuto dedicato alla sua esibizione alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Una scelta che non nasce dal nulla e che, anzi, racconta bene il clima che si è creato attorno a una performance destinata a dividere.

Polemiche per l'inno della Pausini alle Olimpiadi
Laura Pausini, gli hater non perdonano: l’inno a San Siro per l’inaugurazione delle Olimpiadi e la polemica che dice molto di noi – corsidieuroprogettazione.it

Avvolta in un elegante abito nero firmato Giorgio Armani Privé, Laura Pausini ha cantato l’inno italiano a San Siro, in un contesto carico di simboli, aspettative e inevitabili giudizi. Un momento solenne, costruito per parlare al mondo e rappresentare il Paese in una delle sue vetrine più prestigiose.

Tra applausi e accuse: l’inno sotto processo

L’esibizione ha raccolto consensi, certo, ma anche una quantità significativa di critiche. Da casa, davanti alla televisione, molti spettatori hanno commentato duramente la scelta interpretativa e l’arrangiamento. In alcuni casi il tono è andato ben oltre la semplice opinione musicale.

C’è chi ha parlato apertamente di un inno “distrutto”, chi di una “storpiatura” dell’Inno di Mameli, accusando la cantante di essersi presa troppe libertà su un brano che, per sua natura, viene percepito come intoccabile. Parole forti, spesso accompagnate da insulti personali, che spiegano – senza bisogno di comunicati ufficiali – perché i commenti siano stati chiusi.

Non è la prima volta che un’esecuzione dell’inno scatena reazioni sproporzionate. Succede regolarmente, in Italia più che altrove, ogni volta che un artista prova a interpretare, e non semplicemente a eseguire in modo scolastico, un simbolo nazionale. Il confine tra rispetto e creatività, nel dibattito pubblico, resta fragile.

Nel post dedicato all’evento, Laura Pausini aveva spiegato con chiarezza lo spirito con cui aveva affrontato quel momento:

«È stato un onore e un’emozione indescrivibile poter cantare l’Inno della nostra Nazione davanti al nostro amato Presidente Mattarella e di fronte al mondo alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali Milano Cortina 2026.

Insieme al Maestro Andrea Farri in questi ultimi mesi abbiamo pensato e preparato questa versione dell’Inno orchestra e voce che spero vi sia piaciuta; lo ringrazio per avermi seguita con amore e per avermi aspettata con pazienza dai miei impegni da montagne russe e ringrazio tutti i musicisti che mi hanno accompagnata con la loro maestria e arte».

Parole che parlano di lavoro, preparazione e rispetto istituzionale. Non di provocazione. Eppure, nel frullatore dei social, il contesto si perde in fretta, schiacciato dalla logica dello scontro immediato e della frase ad effetto.

Disattivare i commenti, in questo senso, non è una fuga ma un modo per sottrarre un momento simbolico a una deriva che nulla ha a che fare con la critica musicale e molto con la necessità, quasi compulsiva, di colpire (tipica di questi tempi grami).

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