Europrogettazione

Coronavirus Response Investment Initivative: cos’è e cosa prevede

Per poter conoscere a fondo il mondo dell’ Europrogettazione, è importante essere sempre informati su ciò che sta accadendo nel mondo che ci circonda; l’Unione Europea sta oggi facendo i conti con un’emergenza medico-sanitaria senza precedenti ed è giusto interrogarsi su quali siano le misure che gli organi comunitari stanno ponendo in essere per il contenimento di una pandemia che sta mettendo in ginocchio le economie occidentali. Sono molti provvedimenti già presi. Oggi vedremo nel dettaglio il piano chiamato Coronavirus Response Investment Initiative, che prevede lo stanziamento di ingenti fondi per affrontare la crisi  causata dal coronavirus.

Coronavirus Response Investment Initiative: 37 miliardi di euro per l’emergenza sanitaria

Una delle azioni scelte da Bruxelles per fronteggiare la pandemia sanitaria che sta coinvolgendo tutti gli stati del vecchio continente è quella di stanziare 37 miliardi di euro, provenienti dalla modifica dei regolamenti dei Fondi strutturali, e di ampliare il raggio di azione del Fondo di solidarietà (il cui scopo è stato di fatto ampliato per incorporare l’attuale situazione sanitaria tra le fattispecie in cui esso può essere utilizzato). Queste misure rientrano nel cosiddetto Coronavirus Response Investment Initiative.

Dei 37 miliardi di euro messi a disposizione dell’emergenza, circa 8 provengono da prefinanziamenti non spesi nel 2019 nell’ambito dei fondi strutturali. Di norma agli stati membri sarebbe chiesto di rimborsare entro giugno 2020 gli importi non spesi; ma ora viene loro data la possibilità di trattenere e spendere tali fondi per attenuare le conseguenze della pandemia. Questa deroga varrà almeno fino al 2025, quando la Commissione Europea inizierà a chiudere i programmi coperti dal bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2014-2020.

I restanti 27 miliardi di euro rappresentano un cofinanziamento a carico del bilancio dell’UE, che sarà possibile mobilitare per la situazione attuale.

Dopo aver ottenuto l’approvazione del Parlamento Europeo e la conferma da parte del Consiglio, le misure sono entrate in vigore il 1° aprile 2020.

Tutti i fondi saranno destinati ai sistemi sanitari, alle piccole e medie imprese dei territori, ai mercati del lavoro e a tutti quegli ambiti resi più vulnerabili dall’emergenza.

La Commissione Europa riconosce quindi come ammissibile l’imputazione delle spese per far fronte all’emergenza coronavirus ai fondi strutturali e per gli stati membri diventerà possibile:

  • utilizzare il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e il Fondo sociale europeo (FSE) per: l’acquisto di dispositivi sanitari e di protezione; garantire la sicurezza sul lavoro nell’ambito dell’assistenza sanitaria; consentire l’accesso all’assistenza sanitaria alle persone più vulnerabili;
  • usare al FESR per soccorrere le imprese nella gestione degli squilibri finanziari di breve termine, che l’emergenza ha generato ai danni delle PMI;
  • ricorrere al FSE per sostenere temporaneamente regimi nazionali di lavoro a orario ridotto;
  • utilizzare le somme del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) per fornire una tutela del reddito dei pescatori e degli acquacoltori colpiti dalla crisi.

In totale l’Italia, grazie alla Coronavirus Response Investment Initiative, ha disposizione oltre 11 miliardi di euro provenienti dagli organi europei, per far fronte all’emergenza coronavirus.

Vuoi approfondire il tema di Eurobond e Coronabond? Ecco un nostro precedente articolo.

Se invece vuoi familiarizzare con le tematiche relative all’Europrogettazione, ti consigliamo di partecipare ad uno dei Corsi di europrogettazione.

 

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